La famiglia nella storia (2°parte)

Por Salvatore | gennaio 21, 2012 1 commento

 

 

Dalla mela del Cinquecento il modello (lei matrimonio ritardato si diffuse sempre più in tutte le classi sociali, specialmente nell’Europa settentrionale e in misura minore in quella mediterranea, mentre l’età delle nozze superava nettamente in media i venticinque anni per la donna, attestandosi nel corso del XVII secolo sui ventisei-ventotto anni e all’inizio del successivo perfino sui ventotto-trenta. Era questo un modo per fronteggiare la crescita demografica cercando di ridurre i l frazionamento delle terre e dei patrimoni?

Di certo i l matrimonio precoce non consente agli sposi una piena autonomia economica e l i lascia sotto l’autorità dei gruppi di parentela, mentre il matrimonio ritardato ha l’effetto opposto. L’allentamento dei rapporti fra la famiglia nucleare e le più larghe solidarietà del sangue ebbe inoltre l’effetto di aumentare la coesione interna alla famiglia stessa a tutto vantaggio dei noteri del padre sui figli. Un fatto che colpisce inevitabilmente la nostra attenzione è la debolezza o l’assoluta mancanza di rapporti affettivi all’interno del gruppo domestico.

Il neonato o il bambino ai suoi primi passi e ai primi balbettamenti non era oggetto di attenzioni tenere o di osservazione commossa e gioiosa; può darsi che su ciò influisse la consapevolezza che la metà dei nati sarebbe morta prima di arrivare ai dieci anni e che un quarto di questi non avrebbe neppure completato il primo anno. Ma è anche vera l’affermazione opposta e cioè che la mortalità infantile era così alta perché non ci si prendeva abbastanza cura dei bambini: stretti nelle loro fasciature, i neonati erano male alimentati, lasciati in condizioni igieniche deplorévoli e abbandonati tutto i l giorno a se stessi; l’idea che i l pianto di un bambino sia di per sé qualcosa di commovente è un’idea moderna. Se i bambini- più piccoli a stento esistevano per gli adulti, che non riuscivano a provare un forte dolore per la loro morte precoce, quelli più grandi erano inseriti bruscamente nel mondo del lavoro e dei rapporti sociali più concreti; il mondo dell’infanzia, con le sue fantasie e i suoi incantamenti, cui oggi pensiamo di dover dare soprattutto favole e giochi, Chiese e stati nella formazione dell’Europa moderna non riusciva a colpire l’interesse dei grandi; l’idea che le favole fossero qualcosa di particolarmente adatto all’infanzia sarebbe apparsa del tutto stravagante. La stessa adolescenza era contratta al massimo e a dieci anni i l ragazzo si trovava

a fare l’apprendista presso una bottega artigiana, a condividere con gli adulti le fatiche dei campi oppure veniva mandato a servizio presso una famiglia di contadini agiati o di signori. Tra i figli sopravvissuti solo i l primogenito aveva un vero d i ritto a sposarsi e a ereditare la sostanza paterna, mentre la figlia, alla quale bisognava procurare una dote, era un peso e una preoccupazione. La primogenitura aveva un peso ancora

maggiore nei ceti superiori, dove per i figli cadetti era prevista solo la carriera delle armi o quella ecclesiastica e per le figlie minori lo zitellaggio o l’entrata in convento.

 

 

 

 

 

 

 

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